5 domande ad Andrea, il nuovo CEO di Run2AI

Interviste

Scopri il percorso e la visione di Andrea, il nuovo CEO di Run2AI, attraverso 5 domande chiave sul futuro dell'AI in sanità e l'innovazione tecnologica.

Illustrazione che rappresenta l'intervista ad Andrea, il nuovo CEO di Run2AI: 5 domande chiave sul futuro dell'AI in sanità
Foto di Andrea, il nuovo CEO di Run2AI: ritratto professionale del leader che guida l'innovazione AI in sanità

Andrea, che percorso ti ha portato fino a qui?

Subito dopo l'Università, ho lavorato per otto anni in consulenza strategica, in McKinsey, occupandomi prevalentemente di clienti nel settore finanziario. Un bellissimo progetto nel mondo dell'assicurazione sanitaria, però, mi ha aperto gli occhi su di un settore complesso ma con margini enormi di miglioramento grazie al digitale.

Da lì è nato il desiderio di "sporcarmi le mani" e provare a dare il mio contributo, lanciando una startup con un obiettivo chiaro: rendere più accessibili le prestazioni sanitarie grazie alla tecnologia. Ricordo che quando abbiamo iniziato, nel 2021, eravamo ancora in mezzo alla Pandemia eppure quasi nessuno offriva la possibilità di effettuare un video-consulto.
È stata una scuola intensiva che mi ha insegnato quanto sia difficile fare innovazione in un settore che ha regole, bisogni e interessi incrociati molto specifici.

Cosa ti ha lasciato quell’esperienza da founder?

Moltissimo. In primis, la consapevolezza che fare innovazione in sanità richiede tanto realismo quanta passione. Abbiamo lanciato servizi nuovi per l’Italia - come la chat con un medico in tempo reale per i dipendenti delle aziende clienti - e ci siamo anche trovati a gestire iniziative che non avevamo previsto, come il progetto di supporto psicologico gratuito per i cittadini italiani di origine ucraina, che spesso avevano parenti nelle zone colpite dai bombardamenti. In pochi giorni abbiamo raccolto centinaia di adesioni da psicologi volontari di tutta Italia: è stata una risposta commovente, e uno dei momenti più significativi di quel percorso.
Sono esperienze che ti ricordano perché stai facendo tutto questo: dietro ogni linea di codice ci sono bisogni reali.

Ricordo che avevamo sviluppato una web-app responsive con in mente una target audience sui 30-40 anni. La prima persona che acquistò un consulto psicologico? Una simpatica signora sulla settantina, che non riusciva a entrare nella videochat perché sua figlia le aveva impostato il browser su “Caratteri molto grandi”, e di conseguenza il pulsante per accedere alla chiamata finiva fuori dallo finestra.
Piccole cose, ma che ti insegnano, errore dopo errore, a non dare nulla per scontato.

E dopo la startup?

Ho seguito un progetto molto stimolante sul tema della Data Protection per la Generative AI - un altro ambito in grande evoluzione.

Ma quando ho avuto l'opportunità di tornare sulla frontiera dell'innovazione sanitaria, accanto a due persone come Luca Foresti e Giuseppe Faraci, la tentazione è stata troppo forte.

Perché proprio la Sanità?

Perché è un ecosistema enorme, con una quantità quasi infinita di micro-problemi che aspettano solo l’intuizione giusta. A volte basta una “scintilla” - un’idea semplice, applicata nel posto giusto - per migliorare la vita di qualcuno. E poi è un settore in crescita, che riguarda e riguarderà sempre più tutti noi, ma che allo stesso tempo è schiacciato da trend demografici inevitabili.

E proprio perché è così complesso, è anche così interessante: se fosse facile, sarebbe già “tutto fatto”. Invece qui la difficoltà è reale: la frammentazione dei gestionali, il sistema sanitario regionale che rende ogni contesto diverso dall’altro, una regolamentazione molto specifica, e il bisogno di parlare contemporaneamente a utenti molto diversi tra loro - per competenze, età, aspettative.

È una sfida, sì. Ma è anche un enorme spazio di opportunità.

E oggi, da CEO di Run2AI, cosa ti entusiasma di più?

La possibilità di costruire qualcosa che abbia un impatto tangibile. Run2AI ha il "DNA" giusto: tecnologia, pragmaticità e una missione chiara.

Noi non parliamo di AI in astratto: si lavora ogni giorno per portarla dove può davvero fare la differenza - nei reparti, nelle segreterie, nelle mani di chi gestisce e cura. Al mattino abbiamo un'idea, e al pomeriggio magari riusciamo già a vedere un prototipo funzionante realizzato nei ritagli di tempo.

È un ruolo che mi dà energia, e condurlo assieme a un team così preparato e motivato, è un privilegio che sento ogni giorno.

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