Invio di referti via email o WhatsApp: rischi e soluzioni sicure
Esplora i rischi legati all'invio di referti medici tramite email o WhatsApp e scopri le modalità più sicure e conformi al GDPR per la comunicazione medico-paziente.
Sommario
I rischi dei canali WhatsApp o email
Oggi, è sempre più comune vedere medici e strutture sanitarie comunicare con i pazienti tramite WhatsApp o email, inviando comodamente referti in un semplice messaggio, ma i dati sanitari sono tra le informazioni più sensibili e la loro protezione è rigorosamente tutelata dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Un uso disinvolto di questi canali, infatti, espone ad enormi rischi, tra cui possibili violazioni della normativa GDPR, e - non meno importante - una perdita di fiducia da parte dei pazienti.
GDPR e dati sanitari: perché la riservatezza è fondamentale
I dati sanitari rientrano tra le “categorie particolari di dati personali” identificate dal GDPR, e quindi meritevoli di tutela rafforzata secondo il principio di integrità e riservatezza che impone che i dati personali vengano salvaguardati in modo da garantire un’adeguata protezione da accessi non autorizzati o illeciti.
Secondo un’analisi dell'Agenzia Europea ENISA, il Settore Sanitario è effettivamente uno dei più colpiti da violazioni di dati, con 215 violazioni pubbliche riportate tra il 2021 e il 2023. Il 46% degli incidenti informatici riguardi data breach, cioè minacce all’integrità dei dati, mentre il 30% degli attacchi informatici mirino specificamente ai dati dei pazienti, dati che hanno un alto valore per i criminali.
WhatsApp ed email nella comunicazione medico-paziente
La ragione principale del successo di WhatsApp nella comunicazione sanitaria è legata alla sua immediatezza, semplicità di utilizzo e diffusione capillare sugli smartphone.
Secondo un Sondaggio condotto nel 2022 dall'Ordine dei Medici di Firenze insieme al DataLifeLab (Università di Firenze), i medici utilizzano Whatsapp nell'84,3% dei casi. Altri canali molto usati sono gli SMS (50,9%), email (6,6%), o app di messaggistica alternative quali Telegram o Facebook (14,5%).
Nello specifico, WhatsApp viene utilizzato per tanti motivi diversi tra loro:
Per il 56,1% dei professionisti, per scambiarsi informazioni cliniche sui pazienti
Cosa dicono le autorità: linee guida e avvertimenti
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Conclusione: Privacy e innovazione possono convivere
La digitalizzazione della Sanità offre grandi opportunità, ma richiede Responsabilità. Canali come WhatsApp o l'e-mail semplificano la comunicazione, ma espongono a rischi se usati senza criterio. La conformità al GDPR non è un optional: è essenziale per tutelare pazienti e strutture sanitarie.
Investire in soluzioni sicure e formare il personale è il passo decisivo per garantire un'assistenza competitiva, efficace e rispettosa della Privacy, poiché proteggere i dati significa proteggere la relazione di fiducia con il paziente.